AA VIA LIBERA ALL’UTILIZZO DELL’AVANZO DI AMMINISTRAZIONE PER SPESE DI INVESTIMENTO

Con la Circolare n. 25 del 3 ottobre 2018, trasmessa a tutte le amministrazioni, la RGS, modificando il precedente orientamento espresso con la circolare n. 5/2018 dedicata ai vincoli di finanza pubblica 2018, afferma che:

“L’articolo 13, comma 04, del decreto legge 25 luglio 2018, n. 91, recante “Proroga di termini previsti da disposizioni legislative”, convertito in legge, con modificazioni, dalla legge 21 settembre 2018, n. 108, prevede l’istituzione, nello stato di previsione del Ministero dell’economia e delle finanze, di un apposito fondo, pari a 140 milioni di euro per l’anno 2018, a 320 milioni di euro per l’anno 2019, a 350 milioni di euro per l’anno 2020 e a 220 milioni di euro per l’anno 2021. 

Pertanto, vista la nota dell’Ufficio del Coordinamento legislativo n. 3038 del 2 ottobre 2018, si rappresenta che le città metropolitane, le province e i comuni, nell’anno 2018, possono utilizzare il risultato di amministrazione per investimenti, nel rispetto delle sole disposizioni previste dal decreto legislativo 23 giugno 2011, n. 118. 

Conseguentemente, ai fini della determinazione del saldo di finanza pubblica per l’anno 2018, di cui al paragrafo B.1 della circolare n. 5 del 20 febbraio 2018, gli enti considerano tra le entrate finali anche l’avanzo di amministrazione per investimenti applicato al bilancio di previsione del medesimo esercizio.”

Si tratta ovviamente di una notizia tanto “desiderata” dai sindaci quanto inaspettata, che coglie letteralmente di sorpresa tutti e dietro la quale non si può non cogliere l’input impresso dal Governo, volto a dare un segnale alle amministrazioni, pur facendo pagare il conto ai beneficiari dei contributi del cosiddetto bando periferie. 

Cercando di rimanere sul concreto, per quello che interessa più da vicino i responsabili finanziari, mi limito a fare alcune prime considerazioni, utili per orientare le scelte che si aprono dietro questa novità, demandando ad un successivo momento gli approfondimenti del caso:

  1. a)La liberalizzazione riguarda solamente gli avanzi di amministrazione utilizzati per finanziare spese di investimento, siano essi avanzi vincolati, destinati o liberi;
  2. b)Non è previsto lo sblocco per l’utilizzo dell’avanzo per spese correnti, che quindi rimane assoggettato ai vincoli di finanza pubblica;
  3. c)Gli enti potranno quindi applicare avanzi di amministrazione per finanziare il titolo II e III spesa, senza che questo gravi negativamente sul pareggio, in quanto l’avanzo sarà considerato tra le entrate finali;
  4. d)Da quello che pare di capire (ma su questo ci riserviamo aggiornamenti) l’utilizzo degli avanzi per spese di investimento non pare soggetto ad obbligo di rendicontazione o controllo di congruità con la BDAP-MOP. O perlomeno la RGS non subordina lo svincolo ad alcuna condizione, se non il rispetto delle regole imposte dal d.lgs. 118/2011;
  5. e)La liberalizzazione dovrebbe riguardare non solo il 2018 ma anche le annualità successive, alla luce anche delle risorse stanziate con il DL 91/2018. La circolare si occupa del 2018 perché è l’annualità in corso. Ovviamente le amministrazioni per non perdere la finestra che si è appena aperta, saranno propense a lanciare la corsa all’utilizzo dell’avanzo entro il 31/12, congestionando quindi non solo gli uffici ragioneria ma anche e soprattutto gli uffici tecnici. Ritengo che tale sblocco, alla luce delle sentenze della Corte costituzionale, non possa non essere riproposto anche per il 2019 e seguenti, ma ovviamente su questo aspetto sarebbe opportuno avere maggiori rassicurazioni da parte della RGS
  6. f)Ovviamente dovrà essere modificato il monitoraggio sul pareggio di bilancio, al fine di adeguare la rilevazione alle novità in esame.

Gli enti che hanno necessità di applicare avanzo dovranno procedere ad adeguare la programmazione (DUP, variazione di bilancio e variazione piano OO.PP.)